Poetica del Buonumore

 


( 'Donna allo specchio'. Opera di Giorgio De Cesario )

 

Come Biancaneve ...

Oh, specchio specchio dimmi senza vergogna
è vera la beltà che il cavalier agogna?

Oh, mia Signora, perché volete rompere l'incanto
che il ser cantor solfeggia col suo canto?

Mentirvi vorrei io... ma il ver rifletto
e  forse con un chilo di belletto,

potreste somigliare di sfuggita
ad un' opera iniziata
e mai finita.

Se gli occhi vostri fossero due braci
sarebbero scintille assai fugaci,

che scoppiettando dentro lo camino
farebber meno luce di un lampino.

E se dovìa vestirvi di carezza,
ne basterìa giusto sol 'na mezza

il resto di tenerle, io vi chiedo,
ben conservate come pe' corredo.

E sul sorriso, poi, ho un rospo in gola
che è meglio se non spiaccico parola,

perchè se dovìa parlarne a mia diletto
il ser starìa digiuno almen u' mesetto.

Ora che ho detto tutto al fine taccio
e alla mia bocca metterei un legaccio,

se il fine mio è sciogliere li lumi
io rischio spesso di finir in frantumi.

Ma se la lingua mia è biforcuta
più velenosa di una cicuta,
'na sola cosa aggiungo pe' finir il sonetto
e conservarvi il sen dell'intelletto,
dite a voi stessa ognor 'na frase sola:

<< Io credo più ad un asino ca' vola>>

 

Anna Grazia Zurlo

 

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